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La strage di soldati americani in Texas rivela il volto spaventoso, terrificante e mostruoso della guerra.
[Vipom] La strage avvenuta recentemente in una base americana del Texas ad opera di un medico psichiatra, che forse sarebbe dovuto partire per l’Iraq o per l’Afghanistan, lascia aperti interrogativi terrificanti su ciò che la guerra può significare per un militare o per un uomo qualsiasi: l’orrore personificato. Si trattava e si tratta (visto che a quanto pare non è in imminente pericolo di vita) di un maggiore dell’esercito che aveva la funzione di curare i reduci delle guerre combattute dagli eserciti americani in verità da molti troppi anni e a quanto pare aveva espresso precedentemente idee molto contrarie alle guerre, forse in ciò pesantemente coinvolto e colpito dai racconti che naturalmente per il lavoro svolto sentiva di prima mano dai reduci che accusavano il famoso “post traumatic stress disorders”, una patologia diffusissima tra i soldati la cui estensione e pericolosità non è stata mai quantificata con precisione, un malessere ovviamente dovuto alle complicanze fisico-psichiche di quanto un soldato può aver visto, subìto o fatto di persona, eventi terribili che scatenano di necessità ricordi atroci e innominabili che tolgono per sempre il sonno e fanno piombare l’interessato in un incubo ad occhi aperti.
E’ possibile quindi che il medico, inondato da tutti questi resoconti dei suoi colleghi e sottoposti in grado, non abbia saputo o potuto creare quella sorta di muro divisorio tra le patologie che curava e la sua precipua funzione e sia incorso in un’altra gravissima disfunzione che comincia a colpire molti altri medici e chirurghi americani, quella per cui gli specialisti di cui si parla provano sempre più difficoltà di ordine psicologico ad accettare queste situazioni-limite provocate da guerre che fanno piombare l’uomo in un regno mostruoso popolato di sangue, di arti rotti, di ferite da sconquasso, di corpi sfracellati e via di seguito.Dopo quanto detto, con la strage ancora fresca che a quanto si dice ha provocato ben 13 morti e alcune decine di feriti, mi preme fare una piccola ma a questo punto obbligata considerazione e cioè che se davvero la strage ha questi moventi bisognerebbe chiedersi a quale punto di barbarie può arrivare la cosiddetta “civiltà” se costringe i propri militari a delle guerre atroci e perfino i medici e i chirurghi a cadere vittime delle stesse ferite fisico-psicologiche che sono chiamati a curare.
Ma evidentemente non si trattava più di cure, qui potrebbe essersi verificato il caso di uno straripamento al di sopra di un argine psichico non più idoneo a filtrare l’orrore perché evidentemente la vita umana, trasformata in un incubo di sangue e follia, viene a perdere la quasi totalità del suo significato per cui, per questi individui così duramente colpiti dal volto mostruoso della guerra, uccidersi o uccidere diventa una sorta di salvazione e di evasione dalla galera del proprio e altrui terrore.
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