ore 21:10
Sven Hassel: Corte Marziale....
Per il diletto mio, di fratello Antares e di Sorella Krak, un brano da "Corte Marziale" romanzo di Sven Hassel.
Quando coloro che in buona fede protestano contro il regno del terrore, vengono mandati in campi di concentramento e bollati come diffamatori, allora vuol dire che ci dev'essere qualcosa di marcio nell'essenza di questo movimento. Generaloberst von Fritsch, 6 giugno 1936
... Durante il viaggio di ritorno all'accampamento nella foresta, Fratellino continua a sporgere la testa dal finistrino nella speranza di trovare un po' di refrigerio. Ha la faccia piena di buchi, dopo un accanito scontro di lotta libera con una gigantesca donna finlandese, un match durato ben tre ore. Se l'avesse battuta, avrebbe vinto millecinquecento marchi finlandesi e dodici bottiglie di vodka. "Il premio l'abbiamo praticamente in tasca", aveva detto Fratellino prima di salire sul ring. Tanto per cominciare, la finlandese gli aveva strappato con un morso mezzo naso e poi si era messa a masticarlo come un cane alle prese con una salciccia. Poi, Fratellino aveva perso una parte dell'orecchio sinistro. Visto che non voleva mollare la donna gli aveva spezzato subito tre dita della mano destra e strappato via il mignolo della sinistra. Ma Fratellino non aveva mollato e si era dichiarato vinto solo quando lei aveva cominciato a schiacciargli le palle ....
Il gruppo di combattimento
Il gelo fa scricchiolare gli alberi. La neve farinosa, portata dalla tormenta, investe i volti congelati. Nessuno di noi si era mai immaginato che potesse fare tanto freddo. Siamo ridotti allo stato di carne viva congelata. Sentiamo lo sbatacchiare delle ossa dei nostri scheletri e la pelle si stacca a strisce. Parti di organismi umani e viscere sanguinolenti pendono dai cespugli coperti di neve. Una MG 42 vomita raffiche mortali, mortai pesanti da trincea sputano i loro proiettili con sordo rumore. Una renna piove dal cielo con le zampe rivolte in alto. L'animale emette grida stridule mentre precipita. Poi si schianta sulla coltre di neve ghiacciata, per dissolversi in una pioggia di sangue e di interiora.
Due ufficiali russi con i lunghi mantelli di pelliccia sbucano barcollando tra i cespugli. Impossibile dire chi dei due aiuti l'altro. Stanmo ridendo come matti. Che siano impazziti? O sbronzi? Un dei due ha perso il suo colbacco di pelliccia. I capelli rossi, tagliati cortissimi, sembrano setole di maiale. Ha la faccia butterata da tracce di congelamento.
Il Legionario punta la mitragliatrice pesante su di loro. Pallottole traccianti colpiscono allo stomaco entrambi gli ufficiali. I due, ancora a braccetto, cadono sulla neve che si tinge subito di rosso. La loro pazza risata si spegne in un lungo rantolo. Un "organo di Stalin", il lanciarazzi multiplo, romba e ulula. I razzi strappano gli alberi con tutte le radici e la neve ribolle come polenta sul fuoco. Una velenosa nube grigio-rossastra si stende piano piano come un tappeto sulla neve.
Alcuni di noi si mettono la maschera antigas. Il fumo ci brucia i polmoni. Del resto che ci sarebbe di strano se uno o l'altro dei contendenti avesse deciso di impiegare i gas? Sia noi che loro abbiamo i proiettili a gas, e noi non abbiamo portato i nostri fin qui per divertirci, vi Pare?
Cerco la mia maschera e poi ricordo di averla buttata via tanto tempo fa. La borsa dove si trovava è piena di altre cose, ma la maschera non c'è. La borsa va bene per tenere le sigarette all'asciutto, per esempio. E io non sono l'unico che sta cercando inutilmente la sua maschera antigas. La coltre di fumo avanza inghiottendo tutto. Non riusciamo a distinguere alcun bersaglio, ma continuiamo a sparare finchè le canne delle armi si arroventano al calor rosso. Una slitta blindata ci passa vicino, simile a un fantasma, vomitando dal suo scudo anteriore lunghe fiammate. Ci passa così vicino che basterebbe stendere la mano per sfiorarne i cingoli. Porta scaglia una mina, facendola cadere all'interno della torretta. Dal portello aperto escono al volo pezzi anatomici umani. Una gigantesca fiammata rosso-giallastra dardeggia verso il cielo e un'ondata di calore ci avvolge come una coperta calda.
"Diavolo!" borbotta Porta, disgustato, gettando nella neve un braccio umano. Acciaio cozza contro acciaio e la terra gelata scricchiola e geme. Uno stomachevole puzzo di sangue e olio bruciato ci avviluppa. Dalla foresta, da dove provengono urla animalesche, vediamo erompere un'orda di soldati vestiti di pelliccia. Vengono all'assalto. Dalle loro bocche escono nuvolette di fiato condensato. I mitra crepitano finchè i caricatori non sono esauriti. Poi, la lotta continua con i pugnali, le baionette, le vanghette dall'orlo affilato. La lotta è così accanita in questo demoniaco corpo a corpo che nessuno ha tempo di aver paura.
Gli occhi mi bruciano, le fitte al cuore sembrano tante baionettate. Le mani, piene di sangue, sono attaccaticce. Meno fendenti con la vanghetta come se fosse uno scudiscio. La cosa più importante è mantenere la distanza. Sento il ruggito di un lanciafiamme. Nell'aria si diffonde un puzzo di carne bruciata e di olio rovente. Il lanciafiamme è quello di Porta. Fratellino porta in spalla il bidone con la miscela infiammabile. Le orribili fiammate investono senza sosta ruggendo chi viene incontro sulla neve. Tutto brucia: i corpi umani, gli alberi. Persino la neve sembra in preda alle fiamme. Belzebù in persona resterebbe sgomento alla vista di un lanciafiamme in azione, una novità da adottare nell'inferno.
Spruzzi di liquido infiammato investono gli occhi. Facce si spezzano come gusci d'uovo. Corpi vengono scagliati in alto nel cielo dell'Artide e ricadono sulla neve. Persino i morti continuano a essere dilaniati. Una "Rara" sbuca con un urlo dalle nubi e sì infila, simile a una cometa, nel suolo. Poi esplode come un gigantesco fuoco d'artificio dorato. L'aurora boreale guizza nel firmamento simile a un mare impazzito, in fiamme. La terra si è trasformata in un gigantesco mattatoio, e puzza come una latrina da campo in ebollizione. Sento un forte colpo alla spalla, stringo sul petto la mitragliatrice pesante e mi precipito avanti tossendo e con il fiato corto. Heide, che mi segue a ruota, incespica e cade lungo disteso su di un declivio.
Un mitra balbetta una lunga raffica malvagia. Divarico il bipiede della mitragliatrice, mi getto a terra con l'arma davanti a me e appoggio il calcio all'incavo della spalla destra. Heide bada che il lungo nastro delle cartucce non faccia inceppare l'arma. Li vedo. La mia MG martella e le traccianti guizzano tra gli alberi. Una sagoma bianca alza con energia le braccia. Il Kalascnikov che teneva in mano vola alto sopra la sua testa. Un lungo urlo, simile a un ululato. Una bomba a mano rotea nell'aria. Un tonfo cupo, poi, tutto è silenzio.
"Muoviamoci!" ringhia Heide. Si è già avviato. Arrotolo il nastro delle cartucce attorno all'otturatore, prendo ad armacollo la mitragliatrice e gli corro dietro. Non voglio essere lasciato a sbrigarmela da solo. "Aspettami!" gli grido. "Vaffanculo!" mi grida in risposta, senza rallentare. Non c'è niente di peggio del ripiegamento. Uno corre con tutto il fiato che ha in corpo e ha la morte alle calcagna. Porta mi raggiunge per sorpassarmi sollevando folate di neve. Fratellino lo segue a fatica, portando in spalla i due pesanti involucri del lanciafiamme. Una mano tiene fermo in testa il suo strano copricapo: una bombetta grigia.
Cado, mi appiattisco nella neve. Per un attimo, la paura mi immobilizza. "Alzati!" urla Gregor. "Altrimenti ti do tanti di quei calci in culo da farti diventare blu!". La rabbia mi fa ritornare le forze. Mi rialzo e riprendo ad arrancare sulla neve profonda. Ritornati nel fondo della foresta ci riordiniamo e formiamo il gruppo di combattimento. Che strano miscuglio di ogni sorta di reggimenti! Artiglieri senza cannoni, carristi senza carri armati, cuochi, infermieri, autieri, persino un paio di marinai. Una vera accozzaglia di gente! Un Oberst di fanteria mai visto prima assume il comando. Ha il monocolo saldamente incastrato nell'orbita. Sa quello che vuole.
"Qui dobbiamo andarcene fuori dai piedi appena potremo", fa Barcelona, inserendo un nuovo caricatore nella MPI. "Sento puzza di eroi e di Valhalla!"
"Mi domando dove diavolo si è cacciato Ivan", chiede Porta, curioso, affacciandosi con cautela al di sopra del riparo di neve pestata. Nel corso della notte ci trinceriamo e costruiamo con blocchi di neve le postazioni per le mitragliatrici. Poi accendiamo un fuoco e arroventiamo dei ciottoli piatti che leghiamo intorno al meccanismo di caricamento e sparo delle mitragliatrici con l'aiuto di capi di biancheria di lana. La vita nell'Artide ci ha fatto imparare un sacco di cose che nessuno ci aveva mai insegnato prima. Prima ancora di aver portato a termine i nostri lavori di fortificazione siamo costretti a ripiegare di nuovo. Abbiamo con noi oltre trecento feriti, ma non possediamo nulla per aiutarli. I pacchetti di medicazione sono finiti da un pezzo, per cui ci serviamo di sudici brandelli di uniforme per fasciare le ferite. Da questi cadaveri ancora in vita si alza un gran puzzo di marcio. I feriti tendono le braccia scheletrite verso di noi e implorano aiuto. Qualcuno chiede un'arma per mettere fine alla propria infernale esistenza. Altri giacciono senza agitarsi e ci guardano con occhi che chiedono pietà.
"Non abbandonarci, camerata", bisbiglia un Feldwebel morente mentre gli passo accanto con la mitragliatrice in spalla. "Non farci cadere in mano ai russi", geme un altro. Mi limito a fissare il vuoto davanti a me. Non voglio guardarli. Per fortuna arrivano gli infermieri che li sollevano su barelle di fortuna fatte con rami d'albero. Li portiamo via con noi, come ha ordinato il colonello. Nessuno dev'essere abbandonato. Con sottili tronchi d'albero costruiamo delle slitte sulle quali adagiamo poi i feriti. Quando qualcuno di essi muore lo tiriamo giù e proseguiamo. Quattro giorni più tardi raggiungiamo due colline dall'aspetto strano, simili a pani di zucchero. Il freddo è così intenso da gelare il muco del naso e trasformare le lascrime in ghiaccioli. Gli oggetti metallici diventano fragili come il vetro e i tronchi degli alberi si spaccano con un rumore di fucilata.
Gregor sta contemplando il proprio naso. Lo tiene in mano. Poi tasta con le dita il buco rimastogli nella faccia. Al che guarda di nuovo, perplesso il naso che tiene in mano. "Ma che diavolo..." esclama, e si mette a urlare. Poi getta lontano il naso e la sua pistola-mitragliatrice. Solo Heide, il super-soldato, conserva la calma. Senza perdere un attimo costringe Gregor a sdraiarsi sulla neve. Il Legionario ha raccolto frattanto il naso. "Tienilo fermo!" ringhia Heide. "Dobbiamo ricucirglielo sulla faccia!"
"Ne vale la pena?" chiede con un ghigno Porta. "Tanto non era un naso granchè bello!" Senza curarsi delle parole incoerenti balbettate da Gregor, Heide ricuce il naso alla faccia, toglie le bende insanguinate a un morto e le avvolge strette strette alla testa di Gregor. "Non sarebbe meglio una cucitura doppia?" suggerisce Fratellino, tendendo un rocchetto di filo molto grosso. "Così non potrà strapparselo via!" Gregor piagnucola e geme. Nonostante l'effetto anestetico del gelo prova ugualmente un forte dolore. Heide non è esattamente quel che si dice un chirurgo specializzato in interventi di natura estetica. L'ago del quale si è servito gli è stato dato da un veterinaio che lo usava per i cavalli. "Lavativo", dice in tono di rimprovero e dà uno strattone al naso per vedere se è cucito saldamente. "Si può perdere così anche il cazzo, per congelamento?" chiede Fratellino preoccupato.
"Può succedere", conferma ridendo Porta. "L'Istituto militare per la Scienza a Lipsia ha compilato delle statistiche sull'argomento. Da queste si rileva che il trentadue per cento dei soldati esposti al clima artico tornano a casa privi dell'uccello!"
"Cristo onnipotente, figlio del Dio tedesco", geme Fratellino. "Che cosa deve dire uno alle puttane se si fa vedere sulla Reeperbahn senza cazzo?"
"Comunque non potresti fare nemmeno il magnaccia se gli orsi polari dovessero papparsi il tuo creapopoli", osserva ridendo Barcelona. Un Feldwebel del genio, alto e magro, si alza improvvisamente dal suo giaciglio di rami, si strappa di dosso le bende insanguinate e si mette a correre sul lago gelato prima che qualcuno possa rendersi conto di ciò che sta accadendo. Un paio di infermieri gli corrono dietro, ma l'uomo scompare nella nebbia. Il suo attacco di follia è contagioso e, poco dopo, altri due feriti seguono il suo esempio.
L'Oberst è furioso e ordina che due uomini montino la guardia ai feriti. Ma le cose cominciano a mettersi veramente male quando uno degli uomini di guardia si addormenta con la pistola-mitragliatrice posata sulle ginocchia. Un Unterscharfuhrer delle SS, ferito, si avvicina strisciando nel massimo silenzio e afferra la Schmeisser. Subito dopo, una pioggia di pallottole investe i feriti che si contorcono disperati sui giacigli di ramaglia. Il folle ha la bava alla bocca e gli occhi che sembrano sprizzare fiamme. Quando ha vuotato il caricatore, fracassa il cranio dell'uomo di guardia e attacca i feriti più vicini con il calcio dell'arma.
Il Legionario è il primo ad arrivare sul posto. Con mossa fulminea lancia il suo pugnale moresco che si conficca nella gola del pazzo. L'Unterscharfuhrer delle SS si accascia. Sta rantolando. Nell'igloo spruzzato di sangue scoppia l'inferno. I feriti cadono preda di un attacco di follia collettiva. Un Leutnant di fanteria fa hara-kiri conficcandosi la baionetta nello stomaco da dove comincia a tagliare verso l'altro. Le interiora gli colano sulle mani. Un artigliere afferra Porta alla gola e tenta di strangolarlo. Si sente uno sparo. L'artigliere ricade riverso.
...Continua
Brano tratto da "Corte Marziale"
Edizione CLub degli Editori su licenza della Longanesi & C.
di Sven Hassel
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Immagini tratte dal sito: Porta's Kitchen
Fratello Antares io, te e nostra sorella Krak comprendiamo il senso di questo brano...e degli altri che ce ne importa! Come ho scritto all'inizio è solo per il nostro personale diletto, e non per l'Asilo Mariuccia!
Fratello, sorella, che ce frega e che ce importa...ieri sera abbiamo raggiunto quota 400.000! E oggi l'abbiamo superata giungendo a 401.000, e sono stato pure impegnato assieme a Sorella Krak in combattimento nella Cloaca Massima contro forze preponderanti...che alla fine sono state sconfitte! Per cui per festeggiare il traguardo ho ritenuto opportuno farci questo piccolo regalino...
Un caro e fraterno saluto a te ed un bacio a Sorella Krak
Mstatus

FIDELIS



