ore 16:30
LE “RIFORME” DI KAROL WOJTYLA
Dal blog La verità tra i rami di ulivo di Silas02
La morte prematura, e per niente casuale di Papa Luciani, aveva lasciato incompiute numerose riforme riguardanti in particolare la gestione finanziaria ed economica del Vaticano. Giovanni Paolo I aveva parlato di cambiamenti che necessariamente dovevano essere intrapresi a breve termine, al Segretario di Stato Jean Villot, in quello che sarebbe stato l’ultimo giorno della sua vita. A Papa Luciani erano giunte informazioni specifiche da un giornalista di OP, un certo Mino Pecorelli (morto assassinato, e per il quale venne accusato di esserne stato il mandante Giulio Andreotti, assolto in primo grado, condannato a 24 anni in appello, assolto in via definitiva dalla Cassazione).
Tale giornalista, membro pentito della P2, il cui gran maestro era Licio Gelli, inviò a Luciani una lista di tutti i massoni all’interno del Vaticano (c’era anche il nome dello stesso Jean Villot) e di elementi della Curia romana invischiati in affari sporchi (secondo il diritto canonico, far parte di una loggia massonica, portava all’immediata scomunica del prelato in questione).
Giovanni Paolo I intendeva agire, come prima cosa, grazie anche ad una dettagliata relazione del cardinale Vagnozzi sui movimenti finanziari della Banca Vaticana, rispedendo al mittente Marcinkus, coinvolto consapevolmente in transazioni finanziarie illecite e criminali; conduceva la Banca Vaticana dal 1969, stringendo rapporti di lavoro e di amicizia con criminali della risma di Sindona e Calvi. La stessa sorte sarebbe toccata agli stretti collaboratori di Marcinkus, Luigi Pennini, Monsignor Donato de Bonis e Pellegrino de Strobel. Ma a Papa Luciani non venne dato il tempo di eseguire la silenziosa epurazione che il Vaticano meritava. Qualcuno pensò, giusto in tempo, a far tacere per sempre il più grande pericolo per tutti coloro che usavano il Vaticano per coprire i propri affari sporchi.
Tutti i documenti compromettenti in possesso di Papa Luciani, vennero passati, dal Segretario di Stato Jean Villot, al successore Karol Wojtyla. Venne anche informato dei cambiamenti che Albino Luciani aveva intenzione di portare avanti. Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, ignorò spudoratamente ogni singola informazione che gli venne fornita, respingendo ogni singola sostituzione e riconfermò tutti gli uomini della Banca Vaticana nelle loro posizioni. In tale maniera permise alla “Vaticano spa” di continuare a fare soldi tramite numerosi e stretti legami con il crimine organizzato e con finanzieri corrotti e privi di scrupoli.
Marcinkus, insieme a Roberto Calvi, continuò a saccheggiare il Banco Ambrosiano: un furto che valse 1,3 miliardi di dollari, e che, a distanza di qualche anno, portò alla fine dello stesso “finanziere milanese”. Bisogna necessariamente sottolineare che la Banca Vaticana, fondata da Pio XII nel periodo della seconda guerra mondiale, doveva consentire principalmente l’apertura di conti se intestati a ordini ed istituti religiosi. Nel momento in cui il Papa polacco dette il proprio benestare all’attività criminale dell’Arcivescovo Marcinkus, dei conti presenti nella Banca Vaticana, circa 9.300 erano intestati a diplomatici, prelati e “cittadini privilegiati”: tra questi ultimi c’erano criminali di ogni sorta. Tale gruppo comprendeva politici di ogni schieramento, numerosi membri della loggia P2, industriali, giornalisti, editori ed elementi delle principali famiglie mafiose come i Corleone, gli Spatola, gli Inzerillo e i Gambino. Oltre ad elementi della camorra.
Tutti usavano la Banca Vaticana per il riciclaggio di denaro sporco, proveniente dalle più disparate attività illegali. Licio Gelli assisteva la famiglia Corleone, la Banda della Magliana gestiva i conti finanziari del noto mafioso Pippo Calò, mentre Sindona gestiva i conti della maggior parte delle altre famiglie mafiose. Lo stesso cardinale di Chicago, Cody, elemento corrotto della Chiesa cattolica americana, il cui allontanamento era stato preventivato dallo stesso Papa Luciani, venne appena sfiorato da Wojtyla, facendo comunque che Cody rimanesse al proprio posto. Era coinvolto in numerose transazioni ed investimenti illeciti, oltre ad utilizzare il denaro della sua comunità religiosa per il mantenimento di una donna, considerata da persone informate dei fatti, come l’amante del cardinale.
Tale poco raccomandabile individuo, inviava però, con una certa frequenza, grosse somme di denaro destinate alla Polonia (Solidarnosc!).
Questi sono i fatti riguardanti i primi anni di pontificato di Karol Wojtyla !
Riferimenti bibliografici:
- David Yallop: “In nome di Dio”
- David Yallop: “Habemus Papam”
- Guido Knopp: “Vaticano e Pontefici”
Saluti
Silas02


